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giovedì, 26 giugno 2008

la delta di dirac culturale



già altre volte si è parlato di uomo monodimensionale, multidimensionale o a infinite dimensioni. oggi proviamo a parlarne matematicamente con la 'delta di dirac'. facciamo finta che il grafico sopra sia la distribuzione delle conoscenze di tutte le discipline esistenti. è chiaro che una persona non potrà sapere tutto di tutto, perciò si costruirà un grafico della conoscenza individuale che avrà dei picchi nei settori in cui uno si specializza, dei picchi più o meno larghi a seconda di quanto è la specificità del settore e più o meno numerosi a seconda di quanti interessi gestisce quell'uno.
nell'epoca contemporanea viviamo l'ultraspecializzazione, ovvero ogni persona sceglie una direzione culturale/informativa/professionale all'interno del quale con il tempo arriva a conoscere tutto, dimenticando cosa esiste al di fuori. pensate ad esempio ai cuochi dei mcdonald che sanno preparare da dio quattro panini diversi, ma non chiedetegli mai di cucinare spaghetti aglio olio e peperoncino. è il caso degli alimentatori dei cellulari che vanno solo su un singolo modello di una singola marca e alle volte dipende anche dal colore della maschera. il risponditore al call center è anticipato da 15-20 passaggi e selezioni sulla tastiera che ti indirizzano alla persona che sa rispondere solamente a QUELLA determinata domanda; se hai sbagliato percorso con i tastini o fai la domanda sbagliata, devi ricominciare da capo poiché EGLI non ti saprà aiutare.
infatti, proprio questa è la fine dell'ultraspecializzazione: diventare dottore in fisica delle particelle elementari bosoniche ad alta energia pesanti a carica elettrica nulla di martedì. UNA SOLA COSA! ma di quella cosa lì sai tutto, come il grafico (sopra) della delta di Dirac. tu sai rispondere ad una sola domanda, dando sempre (ovviamente) la stessa risposta e per questo sei strapagato. è chiaro allora che quelli al ministero l'hanno capito: lasciano la risposta scritta su un fogliettino sopra la scrivania e passano la mattinata al bar. funziona sempre... tranne al telefono! e infatti li hanno scoperti.

la delta di Dirac si applica anche nella interpretazione dell'uniformità della cultura di massa. se si considera sulle x le infinite proposte e scelte della gente, immaginate che sul punto ove nasce la delta di Dirac, sia collocata la pubblicità della coca cola. efficace lo sapete! infatti, se volete una bevanda potete scegliere tra coca cola, fanta (->coca cola gialla), sprite (->coca cola bianca) e coca light. attraverso la cultura di massa (in questo caso la pubblicità) tutte le possibili scelte si riducono ad una singola, ma infinitamente possibile. e poi dicono che noi net.futuristi siamo contradditori nello scrivere i manifesti: 'predicate l'individualismo, ma se tutti sono individualisti, nessuno lo è. divengono una massa che segue il vostro manifesto' al di là del fatto che ci vuole del coraggio definire massa, un insieme di persone entusiaste nell'esprimere la propria individualità, il proprio essere nuovo...
va bene, diciamo allora che vogliamo trasformare una delta di dirac culturale subita, in una distribuzione uniforme, ops... scusate una distribuzione casuale. ancora una volta il caos come forma d'ordine superiore... uhm
postato da: giacuomo alle ore 16:11 | link | commenti
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mercoledì, 25 giugno 2008

l'idiota



navigando in qua e in là ho trovato una cosa curiosa.
il signore nella foto, al quale viene chiesto 'cosa gravita attorno alla terra: il sole,la luna, marte o venere?', esclude subito i due pianeti, ma tra il sole e la luna non sa cosa rispondere.
chiede l'aiuto del pubblico: il 53% risponde il sole e il 47% la luna.
l'ostracismo della chiesa verso géni come Copernico o Galilei non sono nulla rispetto l'idiozia di questa gente che riporta il sapere umano indietro di 400 anni.
vorrei che nessuno implorasse pietà per questa stupidità endemica, perché non la merita.
queste solo le stesse persone che vanno a votare e il 53% di loro è ancora convinto che il sole ruoti attorno alla terra! questo può voler dire soltanto che se un politico fa una proposta un tantinino intelligente, il 53% a priori non lo capirà.
per fare breccia nelle menti degli elettori bisogna essere stupidi! o meglio furbi, facendo una politica stupida, che possa essere capita dai pregalileani.
e poi ci stupiamo dei nostri politici? il problema sono gli elettori. per avere una buona politica, bisogna che il cittadino votante abbia la testa sulle spalle. bisogna migliorare le scuole, migliorare la cultura (anche *sigh* attraverso i media) e poi (perché no) un test attitudinale prima del voto: se non sai rispondere a dieci quesiti facili facili nelle varie materie, NON voti! bisogna creare un popolo di géni atleti con senso civico: un esercito di uomini nuovi neofuturisti!

l'altra possibilità è che ci sia un'altissima concentrazione (53%) di deficienti che desiderano partecipare come pubblico alle trasmissioni televisive. almeno non abbandona per la strada il popolo di deficienti che ha creato: li porta via con sé, e brava mamma tv...
postato da: giacuomo alle ore 13:55 | link | commenti (1)
categorie: cultura, politica, uomo nuovo
mercoledì, 18 giugno 2008

coglioni

bisogna averli, non esserlo.
postato da: giacuomo alle ore 13:49 | link | commenti
categorie: uomo nuovo
mercoledì, 11 giugno 2008

titolo

sempre di ritorno dal macba una riflessione sul senso di esporre opere d'arte.
c'è uno schemino organizzato nell'esposizione da galleria (diciamo così):
1. l'oggetto che sarebbe il fulcro dell'opera d'arte (ma non sempre)
2. il cartellino con sopra scritto:
  2a. l'autore (con data di nascita e, se si applica (o se si auspica) data di morte)
  2b. titolo dell'opera (eventualmente anno dell'opera)
  2c. indicazioni sul materiale (olio su tela, macchemmenefrega, altrimenti voglio sapere anche che tipo di pennelli o che acqua ha usato per pulirlo)
io non so tu come fai, ma mi sono accorto che ho maturato nel tempo uno schema istintivo che ormai è diventato un rituale: prima osservo l'opera (un po' tipo indovinello, provo a vedere cosa ci vedo e cosa avrai mai visto l'autore), poi mi faccio un'idea di chi è stato a farla e quando (una sorta di aiuto del pubblico) e infine leggo il titolo con la speranza che riveli l'arcano.
non che debba essere necessariamente uno schema condividiso. non che uno per forza debba andare digiuno ad una mostra (soprattutto d'arte contemporanea!), ma questo mi porta a certe riflessioni:
(1) se per capire un'opera d'arte devo leggere il titolo, l'opera d'arte è fallita! macché ho bisogno di cartellino per capire che una strada è una strada o che una maglietta è una maglietta. mettono cartellini di fianco alle montagne con sopra scritto 'montagna'? o i gatti girano con un collarino con sopra scritto 'gatto'? gli artisti (il massimo dei comunicatori) non riescono a passare un concetto senza spiegarlo nel titolo?
(2) guardo un quadro con una donna che mangia una mela e mi chiedo 'chissà cosa intendeva con questa scelta di soggetto, colori, inquadratura, ecc?'. vado a leggere l'etichetta che recita 'donna con mela'. bestemmio
(3) ma poi ci sono quelli che credono di poter fare dell'opere d'arte realizzando dal vivo dei veri e propri giochi di enigmistica. ricordare la famosa mozzarella in carrozza (Gino de Dominicis 1970)? non voglio offendere l'autore, perché l'ha già fatto abbastanza da solo, ma chiedendoti cosa significa per lui (e quindi per me) mettere una mozzarella sopra una carrozza e leggendo il cartellino scopri che voleva solo fare lo spiritoso, cominci anche tu a voler un paio di migliaia di euro per ogni stronzata che dici
gabola per net.futuristi
anche su questo aspetto non possiamo sorvolare: qualcuno li dovrà prendere per il culo!  non solo, anche rimettere le cose a posto. cominciando a pensare che (1)posizionamento (2)ambientecircostante (3)creazioneartistica (4)accompagnamentoinformativo(<-non necessariamente il cartellino da catalogo sul quale LETTERALMENTE manca solo il prezzo) sono un tutt'uno che contribuiscono alla fruizione della creazione (tralascio il fatto che la fruizione e il fruitore stesso ne fanno parte, altro discorso)
nella non-mostra-net.futurista ci saranno creazioni senza cartellino, creazioni con cartellino, creazioni letteralmente spiegate (perché richiedono preamboli per essere fruite e perché le vogliamo donare a tutti e non solo a pochi informati) e creazioni illustrate dagli stessi creatori. ci saranno anche cartellini senza creazione tipo:
su una colonna
Alfiero Raminghi (1956)
Colonna (1998)
mat.: intonaco su muro

su una finestra
Romeo Pirinpani (1967-2006)
Finestra
mat: vetro e legno

in un angolo non illuminato
Dio (BigBang-Eternità)
Buio
mat: assenza di luce
postato da: giacuomo alle ore 11:31 | link | commenti
categorie: arte, netfuturismo
lunedì, 19 maggio 2008

cappucCHATto rosso

si chiamano esercizi di stile. ne avevo già sentito parlare da dario fò e poi alle lezioni di recitazione. poi ho letto il libro di queneau. non invento nulla.

ma naufragando per la rete, mi sono accorto che nei vari anfratti comunicativi ci sono veri e propri nuovi modi di passare le informazioni: ricaviamo tantissimi dati dalle nuove modalità comunicative. anche in questo non penso di aver scoperto qualcosa di nuovo.

oggi volevo solo mettere insieme queste due cose e fare un 'esercizio di stile' su un racconto molto conosciuto e cominciare con una delle modalità della nuova net.comunicazione, la chat. magari nei prossimi giorni aggiungerò altri contributi utilizzando lo stile del blog, degli sms, dei linguaggi di programmazione, insomma: tutti i nuovi linguaggi. due i motivi, uno il palazzeschiano desiderio di ridere e giocare con e su tutto, due il portare a galla e usare questi nuovi veicoli comunicativi per imparare a possederli prima che ci possiedano. per questo lancio anche la proposta a te di scrivere magari altri racconti in stile o di provare per primo gli altri stili.

nel frattempo pappatevi queste! cappucCHATto rosso
aggiornamento 22.05.2008 caSPOTcetto rosso
postato da: giacuomo alle ore 06:15 | link | commenti (4)
categorie: arte, creazione
lunedì, 12 maggio 2008

c'era una volta

sono andato a vedere paolini a teatro.
niente di nuovo, lo conoscevo dalle sue performance televisive a report e il ben più noto resoconto sul vajont.
ma non ho potuto fare a meno di pensare... NO... di ricordare (lo sapevo già!) quanto anche il racconto verbale possa essere portato al titolo di vera e propria opera d'arte.
assassinati dalla fruizione telepassiva, ci siamo forse dimenticati come si possa suscitare emozioni... tutte... solo con un racconto!
una volta in romagna esisteva il fulesta, professionista che girava di veglia in veglia ad intrattenere con le sue narrazioni, le favole (fole).
pensi che io netfuturista voglia tornare indietro???? nahhhhhhh
voglio andare avanti. mi sembra più un tornare indietro il fatto di cancellare una potenzialità espressiva umana a discapito di certezze inespressopassive massmediatiche.
voglio che bambini, ragazzi, adulti e anziani, dovendo vincere la noia del loro ripetitivo divertissment, facciano ruotare una sera di pokemon, una di discoteca, una di scambiodicoppia, una di bingobocce con una sera passata a raccontarsi storie.
ma NO come una volta. storie partecipate, netfuturiste, interattive.
non che uno racconta e tutti ascoltano. ma con meccanismi vari tutti raccontano, tutti partecipano. lascio qualche suggerimento e mi aspetto che sappiate trovare ben altri modi per realizzare quest'opera d'arte continua, estemporanea, inesauribile.
1. (banale) uno comincia, si ferma a suo gusto e continua il secondo e così via.
2. (complicarsi la vita) uno comincia, si ferma ad un minuto (ESATTO! eventualmente lasciando la parola a metà) continua il secondo e così via
3. (difficile) un periodo, una frase a testa
4. (estremo) una PAROLA a testa!
5. uno guida la storia, ma ognuno può decidere delle scelte di un singolo personaggio.
6. uno guida la storia, ma ognuno può decidere un singolo evento durante la narrazione
7. uno guida la storia, ma ognuno può interrompere la narrazione proponendo tre possibili presecuzioni
8. uno racconta una storia completa. possibilmente breve. ognuno la reinterpreta sulla base di una singola parola, concetto, personaggio scelto precedentemente
9. (esercizio di stile) come 8. ma la reinterpretazione avviene solo a livello linguistico lessicale
e via dicendo.
che dici, raccogliamo cento modi di raccontare storie interattive, pubblichiamo un libro digitale e lo distribuiamo. fino a renderlo famoso. il nuovo passatempo della nuova generazione che, trovandosi seduta immobile, dopo mezz'ora di film si chiederà: ma quando è il mio turno di portare avanti 'sta storia?
postato da: giacuomo alle ore 11:32 | link | commenti (3)
categorie: arte, creazione, netfuturismo
lunedì, 05 maggio 2008

vietato toccare

(ovvero: chi ha ucciso l’arte contemporanea?)

sono stato al macba (museo di arte contemporanea di barcellona). scusa buonsenso. perdonami ragionevolezza, imploro grazia anche a voi, 3,cinque euri, che avrei potuto usarvi per un kebab, cheèbon e cheèbel e non piglia per il culo la gente spacciandosi per artecontemporanea.

se mi costringe l’avvocato, vi parlerò dell’altre cose chi vo’ scorte, ma ora voglio solo proporre una riflessione, triggerata dal cartello ‘vietato toccare’.

cioé, c’erano per terra assi di legno scheggiose e mal sagomate frammiste a vetro, sabbia, polvere colorata e deboli luci altrettanto colorate, ma non a basso consumo (spreconi!) il cui assembramento le connotava come (1) opera d’arte (2) lavori in corso. il cartellino con la dicitura non lasciava dubbi: non ci sono cartellini con la dicitura davanti ai lavori in corso, o per lo meno ci sarebbe stato il nome del geometra. non dirò altro del soggetto, perché non si è distinto dal resto della mostra per insulsaggine, vuotume, anestetismo, inespressività, fineasestessismo.

forse il vero esame del dna è stata proprio la presenza del cartello ‘vietato toccare’. cioé… non è che ci fosse scritto sopra ‘vietato toccare’. era un simbolo internazionale che avrebbe potuto capire chiunque: la stilizzazione di una mano dentro cerchio rosso e barrata con linea rossa trasversale. non c’é dubbio: vietato toccare.

il primo mio pensiero è stato che fosse una preoccupazione per la nostra salute: il materiale che costituiva l’operadarte è veicolo di infezione, pericoloso, tossico o radioattivo, per cui non mettete a repentaglio la vostra salute. immagino che di fronte alle discariche ci siano cartelli simili.

temo che la presunzione della mostra fosse ben altro: vietato toccare, potreste violare l’integrità e l’alto valore culturale di questo masterpiece. cheffacciattosta!!! disgustato (non dalla minidiscarica in mostra, ma dalla presunzione di esporla come fa un bambino con il vasino alla sua prima cagata fuori di pannolino) non desideravo certo toccarla. l’idea mi dava ribrezzo. vedendo il cartello, per contrappasso, mi era venuta una certa voglia. ma non di toccarlo con le mani. piuttosto con i piedi. calci ben assestati e devastanti.

la razionale convinzione che ciò non avrebbe cambiato l’essenza della pattumiera esposta, ma avrebbe potuto solo migliorarla, mi ha indotto a cambiare nuovamente pensiero. primo, non avrei contribuito a migliorare lo scempio, non vorrei che mi fosse attribuito… secondo, avrebbero dovuto cambiare il cartello da ‘vietato toccare’ (mano barrata) a ‘prego toccare’ (mano senza barra) con un invito a mettere mano ai rifiuti distribuiti nell’angoletto ed eventualmente la preghiera di migliorare la composizione a gusto e piacimento: con tutte le persone che passano dal macba vuoi che non ne venisse fuori qualcosa di buono? non ultima l’idea di aver contribuito ad un’opera d’arte internazionale con altri visitatori mai visti né conosciuti provenienti da tutt’altra parte del mondo e un risultato finale che è la somma degli sforzi di chi viene e vuol solo essere spettatore e si ritrova improvvisamente protagonista? bravi macba, ad un soffio così dall’opera d’arte eppure così lontani: togliete una barretta al cartello ‘vietato toccare’

temo che un’idea del genere la si possa trovare solo in una mostra netfuturista, magari proponendo materiale meno scadente o al più, come dovrebbero fare i colleghi barcellonesi, a fianco, una scatola di guanti in lattice monouso.

postato da: giacuomo alle ore 12:35 | link | commenti (2)
categorie: cultura, arte, creazione, netfuturismo
domenica, 13 aprile 2008

la vera storia d'italia

da piccolo, guardando negli occhi  il senso comune, gli ho chiesto 'come è possibile tutto ciò?'.

indro montanelli ha studiato tanto e poi, alla fine, ha provato a dare una sua ricostruzione dei fatti. e non è stato il solo. perciò mi son detto allora: se l'han fatto loro, ben che lo faccio anch'io.

così ho studiato tanto ed ora pubblico la mia vera storia di italia.

contrariamente ai soliti blogpost, richiede più di due minuti per essere letta (forse una decina): ma che caspita è TUTTA la storia di TUTTA l'italia! di meglio riassunto non seppi fare. però non la metto in lista tra i post, lascio solo il link dal mio sito personale dove appoggio tutte le mie cosette. buona acculturantelettura
postato da: giacuomo alle ore 10:05 | link | commenti (1)
categorie: cultura, favole, senso civico
martedì, 08 aprile 2008

buono o coglione

fin troppo ho ascoltato l'incapacità(frustrante) di separare questi due concettini, come se l'uno fosse l'estensione dell'altro: è talmente BUONO da rasentare la COGLIONERIA.
in ordine: mediamente buono < buono < buonissimo << coglione!
al punto che uno quasi si limita: non voglio essere troppo buono, altrimenti passo per coglione!
eppoi istintivamente tutti percepiscono che... c'é qualcosa che non va... una sorta di paradosso etico: i grandi buoni (sfrancesco, ghandi) erano coglioni?
visto che è luogo comune e che la gente ragiona con la de filippi (o dovrei dire la marcuzzi, adesso?) vi rimetto in fila io i due concettini.
la bontà è un atto di forza. la coglioneria è un atto di debolezza.
capita che il M.BUONO compia le stesse azioni del COGLIONE (da->cui->la->confusione), ma le motivazioni sono ben diverse: il M.BUONO lo fa perché sceglie di farlo (e potrebbe fare diversamente) il COGLIONE lo fa perché NONPUO' fare diversamente.
esercizio: se vi state chiedendo se siete troppobuoni o unpococoglioni, la prossima volta che dovreste aiutare la stereotipavecchia ad attraversare (sempre quella) strada, datele una spinta. se siete capaci, allora siete sempre stati buoni (consolatevi con questo pensiero in carcere!), diversamente... guardate troppa tv e siete pronti a votare.
postato da: giacuomo alle ore 09:23 | link | commenti
categorie: senso civico
martedì, 01 aprile 2008

la magia non esisterebbe neanche se esistesse

alle volte mi inebetisco di fronte al pensiero che nel terzomilamillennnnio, l'epocaera della tecnologia, della cultura, del futuro, della velocità, della comunicazione, della globalizzazione ancora esiste gente (tanTissssima, troooppa! già uno è troppo) che insegue la felicità dentro l'oroscopo, le lotterie, i giochi a premi, la magia.
le metto tutte nello stesso bulirone, perché sono gli effetti di un'unica malattia: l'insoddisfazione del quotidiano e la speranza di un cambiamento improvviso e radicale non dovuto a meriti propri (evidentemente pocostimati) ma a cause esterne, irrazionali, inesplicate. si, anche decisamente ingiuste, ma per una volta, a proprio favore e fanculo gli altri.
ma se uno ci si ferma a ragionare un secondo (frase strana pronunciata in campagna elettorale) la magia non esiste. non nel senso che non esiste nella realtà, ma nel senso che non esisterebbe neanche se esistesse. in fondo se fosse normale che con gesti, parole e oggetti particolari si ottengono effetti sistematicamente contrari alle normali leggi della scienza, si modificherebbero le stesse leggi ad includere queste. come è sempre stato finora, con la meccanica quantistica, con la meccanica relativistica e così via. si scriverebbero libri su come si fanno le cose (non-più) magiche, si insegnerebbero a scuola e piero angela le spiegherebbe in prima serata con parole povere per i più coglioni.
l'ultima obiezione potrebbe voler essere espressa nella definizione 'la magia è il trionfo della volontà umana sulle leggi della natura', ma anche questo (se fosse sistematico) diverrebbe legge scientifica. il desiderio tipico è, infatti, la non sistematicità. ovvero solo io (o pochi) posso farlo, in barba agli altri. un modo per sentirsi speciali, diversi, superiori? cosa c'è di più patologico?
un modo per sentirsi speciali c'é già. è sotto gli occhi di tutti. forse da troppo tempo per poter essere notato. si chiama 'risvegliare l'uomo nuovo'. di più si può trovare su netfuturismo.it. qui ho già detto abbastanza.
postato da: giacuomo alle ore 10:36 | link | commenti
categorie: senso civico, uomo nuovo