sono stato anche al louvre... si vede? infino al locale che espone quel che è ormai francesissimo simbolo della francia: la gioconda (che vedete in un angolino della foto, è l'originale questa, eh!), opera del famosissimo pittore francese Leonard da Gagnè.sono stato a montmartre.
minchia che ridere!
lasciamo perdere per questo post (magari ne parliamo in altri!) i pittori.
c'erano una fila di ritrattisti, uno dietro l'altro.
i ritrattisti sono dei tali che tu ti metti lì fermo immobile per (diciamo) 15 minuti con espressione ebete e loro ti fanno un ritratto per (diciamo) venti trenta euro.
ho provato a chiedere alle persone che erano con me: PERCHE'?
qualcuno dice che è per vedere come il ritrattista ti vede, qualcun'altro che è per avere i propri '15 minuti di gloria', altri ancora che è per avere un'immagine migliorativa di sé stessi.
i ritrattisti sono molto bravi! la riproduzione che fanno non solo è fedele, ma è davvero migliorativa e così la terza ipotesi ci sta e visto che uno raramente vede sé stesso (se non in foto o allo specchio) si ricorda (o presume di farlo) di essere come è nel ritratto. uhm...
i ritrattisti sono molto bravi! per carità, ma decisamente inutili! scusami: lo stesso risultato lo posso ottenere facendomi una foto (praticamente identica) scaricandola su un computer (praticamente a tempo zero) e stampandola su un a3 (praticamente a costo zero).
e uno dice: vabbé... non è la stessa cosa... la foto... non è arte... il computer è freddo... minchiate varie...
in realtà uno può sbattersi per peggiorare (o migliorare, dipende dal punto di vista) la qualità della foto di partenza e ottenere risultati praticamente identici a quelli dei 'ritrattisti'.
io l'ho fatto. è banale. ma per completezza, ti spiego come.
mi sono fatto una foto e l'ho passata al computer. con gimpshop (open source, costo zero) l'ho passata in toni di grigio, ho applicato un paio di filtri artistici (quasi a caso, non sono molto esperto), per la precisione 'chiarore sfumato' e 'pittura ad olio' con parametri quasi a caso, un po' di sfumino sui contorni e il gioco è fatto, come puoi vedere qui sotto.

sì, capisco la tua obiezione, ma contrariamente a quello che si può affermare, quello nella foto sono io: ti ho detto che il ritratto è migliorativo, no?
ecco allora che la sfida netfuturista che ho lanciato ai ritrattisti di montmartre attraverso la rete può essere rilanciata dal vivo: netfuturisti francesi, andate a montmartre con macchina fotografica, portatile e stampante e fate ritratti fianco a fianco ai rimasugli di due secoli fa in cinque minuti e per cinque euro!
sono questi i momenti in cui mi dispiace di non essere nato a parigi (quando ho ordinato una bottiglia d'acqua per sei euro invece no!)
attenzione però, che la storia non è finita! manca per me ancora un punto fondamentale. fino a qui ci siamo divertiti a puntare il dito sull'n-sima assurdità che il passatismo ci impone. ma criticare e basta non è da netfuturista. proposta! proposta! innovazione!
guardando i ritratti alla fine erano tutti sostanzialmente uguali, tranne le caratteristiche somatiche. insomma... numeri: larghezza degli occhi, lunghezza del naso, e così via. ma tutti costantemente con la stessa espressione ebete. se vogliamo, una denuncia sociale anche questa. ma io voglio fare di più.
però al prossimo post che questo è già troppo lungo.
«Quando avremo quarant'anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. Noi lo desideriamo! Verranno contro di noi, i nostri successori; verranno di lontano, da ogni parte, danzando su la cadenza alata dei loro primi canti, protendendo dita adunche di predatori, e fiutando caninamente, alle porte delle accademie, il buon odore delle nostre menti in putrefazione, già promesse alle catacombe delle biblioteche. […] Essi tumultueranno intorno a noi, ansando per angoscia e per dispetto, e tutti, esasperati dal nostro superbo, instancabile ardire, si avventeranno per ucciderci, spinti da un odio tanto più implacabile in quanto che i loro cuori saranno ebbri di amore e di ammirazione per noi».
da piccolo mi insegnavano a stare attento quando attraversavo la strada e a non accettare caramelle dagli sconosciuti.