
(ovvero: chi ha ucciso l’arte contemporanea?)
sono stato al macba (museo di arte contemporanea di barcellona). scusa buonsenso. perdonami ragionevolezza, imploro grazia anche a voi, 3,cinque euri, che avrei potuto usarvi per un kebab, cheèbon e cheèbel e non piglia per il culo la gente spacciandosi per artecontemporanea.
se mi costringe l’avvocato, vi parlerò dell’altre cose chi vo’ scorte, ma ora voglio solo proporre una riflessione, triggerata dal cartello ‘vietato toccare’.
cioé, c’erano per terra assi di legno scheggiose e mal sagomate frammiste a vetro, sabbia, polvere colorata e deboli luci altrettanto colorate, ma non a basso consumo (spreconi!) il cui assembramento le connotava come (1) opera d’arte (2) lavori in corso. il cartellino con la dicitura non lasciava dubbi: non ci sono cartellini con la dicitura davanti ai lavori in corso, o per lo meno ci sarebbe stato il nome del geometra. non dirò altro del soggetto, perché non si è distinto dal resto della mostra per insulsaggine, vuotume, anestetismo, inespressività, fineasestessismo.
forse il vero esame del dna è stata proprio la presenza del cartello ‘vietato toccare’. cioé… non è che ci fosse scritto sopra ‘vietato toccare’. era un simbolo internazionale che avrebbe potuto capire chiunque: la stilizzazione di una mano dentro cerchio rosso e barrata con linea rossa trasversale. non c’é dubbio: vietato toccare.
il primo mio pensiero è stato che fosse una preoccupazione per la nostra salute: il materiale che costituiva l’operadarte è veicolo di infezione, pericoloso, tossico o radioattivo, per cui non mettete a repentaglio la vostra salute. immagino che di fronte alle discariche ci siano cartelli simili.
temo che la presunzione della mostra fosse ben altro: vietato toccare, potreste violare l’integrità e l’alto valore culturale di questo masterpiece. cheffacciattosta!!! disgustato (non dalla minidiscarica in mostra, ma dalla presunzione di esporla come fa un bambino con il vasino alla sua prima cagata fuori di pannolino) non desideravo certo toccarla. l’idea mi dava ribrezzo. vedendo il cartello, per contrappasso, mi era venuta una certa voglia. ma non di toccarlo con le mani. piuttosto con i piedi. calci ben assestati e devastanti.
la razionale convinzione che ciò non avrebbe cambiato l’essenza della pattumiera esposta, ma avrebbe potuto solo migliorarla, mi ha indotto a cambiare nuovamente pensiero. primo, non avrei contribuito a migliorare lo scempio, non vorrei che mi fosse attribuito… secondo, avrebbero dovuto cambiare il cartello da ‘vietato toccare’ (mano barrata) a ‘prego toccare’ (mano senza barra) con un invito a mettere mano ai rifiuti distribuiti nell’angoletto ed eventualmente la preghiera di migliorare la composizione a gusto e piacimento: con tutte le persone che passano dal macba vuoi che non ne venisse fuori qualcosa di buono? non ultima l’idea di aver contribuito ad un’opera d’arte internazionale con altri visitatori mai visti né conosciuti provenienti da tutt’altra parte del mondo e un risultato finale che è la somma degli sforzi di chi viene e vuol solo essere spettatore e si ritrova improvvisamente protagonista? bravi macba, ad un soffio così dall’opera d’arte eppure così lontani: togliete una barretta al cartello ‘vietato toccare’
temo che un’idea del genere la si possa trovare solo in una mostra netfuturista, magari proponendo materiale meno scadente o al più, come dovrebbero fare i colleghi barcellonesi, a fianco, una scatola di guanti in lattice monouso.